Virgilio Guidi

Roma, 4 aprile 1891 – Venezia, 7 gennaio 1984

La pittura di Guidi si forma originariamente sotto la guida di Sartorio all’Accademia di Belle Arti di Roma e subisce poi un certo influsso di Spadini, per maturare infine in piena autonomia a partire dalle riflessioni sull’opera di Piero della Francesca e di Giotto.

La sigla che lo colloca nel gotha della pittura italiana del ventesimo secolo è la sua personale interpretazione del fenomeno luminoso nello spazio. Quello che è stato definito il poeta della luce, ha seguito percorsi di ricerca complessi ma coerenti, all’interno di una figurazione che giunge a volte al limite dell’astrazione.

Luce, forma e colore sono – e resteranno – un trinomio inscindibile, i soli strumenti idonei a esprimere un’idea della pittura che è sostanzialmente necessità di una nitida misura mentale.
L’artista inizia a esporre nel 1915 invitato alla Mostra della Secessione romana; da allora, si susseguono le partecipazioni alle più importanti manifestazioni artistiche – Biennali di Roma e Venezia, Quadriennali di Roma, Sindacali del Lazio ecc.; in breve Guidi si afferma come un indiscusso protagonista della vita artistica italiana. “Madre che si leva” (1921), esposto alla Biennale di Venezia del ’22, nel solenne richiamo a Piero della Francesca – da poco esaltato da Roberto Longhi – costituisce già un sicuro punto di riferimento per il purismo in via di elaborazione di Donghi e Trombadori.
Alla fine degli anni Venti, chiamato a succedere a Ettore Tito alla cattedra di pittura all’Accademia di Venezia, abbandona Roma. Particolarmente significative la partecipazione alla mostra “Dieci artisti del Novecento italiano”, allestita da Margherita Sarfatti all’esposizione degli Amatori e Cultori del 1927 e la sala personale alla II Quadriennale romana del ’35. In quest’ultima occasione formula in uno scritto alcune importanti considerazioni sulla pittura.