Luce Balla

Roma, 20 dicembre 1904 – 30 aprile 1994

Luce Balla, nata Lucia, è la figlia maggiore di Giacomo Balla. Così come per la sorella, Elica, il suo nome deriva dall’affermarsi del futurismo ed è specchio degli interessi tecnologici del padre.
Elica e Luce vissero quasi recluse all’interno della Casa d’arte Balla di via Oslavia a Roma (dove si trasferirono nel 1929), allestita dal pirotecnico genitore. Emblematica contraddizione vivente del futurismo, le figlie del pittore così entusiasta per la modernità e per le sorti dell’umanità futura, ricevono un’educazione anacronistica, soffocate dall’amore paterno, pure non scevro di apprezzamenti nei confronti del loro operato, ma sostanzialmente soffocante.

Lei ed Elica, non frequentano le scuole, ma riceve precettori privati in casa. Inizia a cucire e ricamare fin dall’età di dodici anni e continuerà per tutta la vita. Tramontata la speranza che Giacomo nutriva di maritarla a Marinetti, vengono scoraggiati successivi incontri e la sua esistenza trascorrerà tra le pareti decorate della casa romana e il grande terrazzo. La sua abilità compositiva nelle arti applicate viene quasi esclusivamente canalizzata nel tradurre con inesausta dedizione disegni e studi del padre in opere d’arte applicata: arazzi, tappeti, tarsie, ricami costituiscono la sua attività principale a partire dalla seconda metà degli anni Venti, mentre la sua produzione pittorica risale principalmente alla seconda metà degli anni Trenta e al secondo dopoguerra. Struggenti sono le cartoline, esposte per la prima volta nella mostra L’elica e la luce. Futuriste. 1912 – 1944 da poco chiusa al MAN di Nuoro, che Luce disegna all’acquarello e spedisce ai genitori durante le vacanze estive a Terracina, nel 1931: minuscoli paesaggi astratti, dove linee di forza ed energie radianti tipiche della pittura paterna si fanno pulsanti di atmosfera coloristica, nell’incanto del momento di luce più suggestivo.

Attraverso Luce ed Elica la fama di Giacomo venne amplificata nel tempo, grazie al costante lavoro di riscoperta e citazione che le figlie faranno fin del più piccolo bozzetto del padre, ricambiando così a loro modo l’attenzione e il ruolo che egli diede loro durante i suoi studi.