Filippo De Pisis

Ferrara 1896 – Milano 1956

De Pisis studia a casa con un precettore e attorno al 1904, comincia a disegnare sotto la guida del professor Odoardo Domenichini e si interessa anche alla botanica, alla storia dell’arte ed alla letteratura; molte di queste esperienze, in particolare quella letteraria, riaffiorano e tornano utili nel suo lavoro pittorico.

Chiamato a Venezia per la visita militare, esegue qualche schizzo dei compagni di camerata, viene riformato, ma durante il soggiorno studia Tiziano, Tintoretto e Tiepolo, mentre copia nei musei e in raccolte private, quadri antichi.

Laureatosi in lettere, insegna per qualche tempo, poi, nel 1920 si trasferisce a Roma dove si dedica alla pittura; frequenta l’ambiente di “Valori Plastici” e stringe rapporti di amicizia con il pittore Armando Spadini.

In questo periodo lavora alla definizione di un proprio linguaggio figurativo, inizia ad elaborare le sue caratteristiche nature morte, accostando in forme evocative oggetti eterogenei tenuti insieme da una fattura leggera e sensuale, piena del silenzio sospeso della Pittura Metafisica.

Esiti interessanti di quel periodo non mancano, ma è a Parigi, dove si trasferisce nel 1925, che, anche grazie allo studio dei grandi ottocentisti francesi e dei contemporanei, raggiunge la piena padronanza dei suoi mezzi, avviando uno dei più straordinari itinerari della pittura del Novecento e dove acquista una solida fama anche come poeta.

Tra il 1924 e il 1927 realizza le nature morte marine, dove la lezione di Edouard Manet è visibile anche nella scelta della tavolozza, nell’uso delle lacche rosse, affondate nella dolcezza delle terre gialle o bruciate, degli accordi sui complementari giallo-oro e blu di Prussia e l’infinita scala dei verdi accordata coi rossi.

Paesaggi, nature morte, frutti, fiori, animali e uomini sono tratteggiati, sulle sue tele, con pennellate lievi, vibranti, luminose, fragili in apparenza, ma dure in realtà come il fil di ferro.

Le sue opere, che erano state esposte in tutta Europa e accolte nelle più importanti Gallerie e Rassegne d’Arte, raggiunsero il massimo successo alla Biennale di Venezia del 1948 e a quella del 1954.
De Pisis muore a Milano nel 1956, ma gli ultimi dieci anni della sua vita era stata segnato da precarie condizioni di salute a causa di problemi nervosi.

Il Museo d’arte Moderna e Contemporanea di Ferrara ha riservato un’ampia sezione all’opera di Filippo de Pisis: dalla giovinezza ferrarese al periodo romano, dal soggiorno parigino, segnato dalla personalissima rivisitazione della pittura metafisica e dalla successiva maturazione della “stenografia pittorica” con la quale il pittore traduce sulla tela l’emozione di un paesaggio o di un interno, fino alla sintassi figurativa ridotta all’essenziale.