Marchese Salvatore

Salvatore Marchese (1947) è un esponente della grande tradizione italiana del disegno satirico. Quest'ultima, iniziata agli albori del secolo dopo la decadenza del chiaroscuro francese imposto dai discendenti di Daumier e Gavarnì, ha avuto per primi iniziatori Galantara e Gandolin, poi Novello, Bellincampi e Toddi e quindi la splendida triade Bartoli, Longanesi e Maccari di cui il superstite patriarca è più prolifico di eredi, ancora salda¬mente attestato sulla roccaforte della "linea continua", del segno fine a sé stesso che ha il pe¬culiare scopo di divertire prima l'atuore e poi gli altri fruitori che hanno l'intelligenza di capirlo. Di questi eredi il più diretto, devoto continuatore dello stile e dello spirito di questa scuola è Salvatore Marchese, pittore giovane la cui baldanza si riconosce subito dallo spessore aggres¬sivo del suo segno nonostante che freni i tentativi involontari (o forse volontari segnali) di devia¬zione verso l'aperto e aspro espressionismo. Marchese ha una simpatia arguta verso i suoi per¬sonaggi che vengono, in un certo senso, esorcizzati dagli sfregi e le burle cui l'artista li sotto¬pone, decapitandoli, facendoli a pezzi, ricomponendoli e moltiplicando il loro aspetto come in un gioco di specchi: e la lastra in cui opera Marchese è veramente uno specchio della sua identità. Per conoscere la satira mordente di Salvatore Marchese è utile osservare le tempere e i disegni, in cui vi è un campionario di donne dove il colore è steso in funzione del carattere indi¬viduale: peccati e vizi, difetti e colpe sono denunciati attraverso il tono e la spigliatezza delle posizioni. Spiritoso nei sarcasmi formali e cromatici, Salvatore Marchese raccoglie il retaggio della satira di costume.