Mirabelli Licinia

“Ci si serve dei colori, ma si dipinge con il sentimento” Jean-Baptiste-Siméon Chardin Da Chardin, a Cézanne, a Morandi, la natura morta conferma come un genere apparentemente dimesso sia in grado di esprimere valori profondi. Il silenzio degli oggetti, illuminato dallo sguardo di chi li ha eletti a immagine del proprio mondo, diviene improvvisamente eloquente, racconta segreti, rivela stati d’animo.Licinia propone spezzoni di vita immersi nel disordine quotidiano, con la perentorietà di un linguaggio icastico, dotato di un rigore che isola plasticamente le forme, in un rapporto essenziale con lo spazio. Domina l’antica idea italiana della solidità originaria del mondo visibile. Il suo lavoro astrae dalla cronaca per forza di concentrazione, ma nelle pieghe di una camicia abbandonata, nella confusione di tazze arrovesciate, nella episodicità di un libro o di un giornale poggiati su un tavolo, avvertiamo annidarsi il calore dell’esistere.Le forme rivelano un sapore, seppure depurato, di fisicità, l’aria circola fra gli oggetti, accarezzandoli con morbida luminosità. L’attento ascolto del messaggio che viene dalle immagini riflette le caratteristiche di una natura riservata, seppure dotata di intensità ed energia, l’animus di una pittrice legata alla inafferrabile concretezza del reale. D’altro lato, la compattezza degli oggetti è specchio di una regola, la circolazione di dati emotivi rimanda al versante umano del suo lavoro. La luce gioca abilmente sui calici eretti o ribaltati sul piano del tavolo, fissando inedite trasparenze, penetra nei meandri d’ombra che animano borse e cartelle, facendo infine vibrare, come nota in levare, lo scuro di una superficie che cela un interno chiarore. Il dominio del bianco è mediato dal sobrio intervento del colore, che utilizza azzurri e beige in una sinfonia di accordi ora sommessi, ora più audaci, fino all’intrusione di note più forti. Con cautela, poiché si tratta di esperienze in fieri, rimanendo caratterizzante la sinfonia dei chiari.La pittrice saggia il proprio registro espressivo, di fronte a una realtà che può rivelare aspetti inediti, riflette su come fare assurgere la danza di oggetti di dimessa quotidianità a significativa metafora dell’esistenza.