Donzelli Bruno

Bruno Donzelli nasce a Napoli il 12 aprile del 1941.Giovanissimo partecipa a diversi premi fra i quali, nel 1960, al Premio San Fedele di Milano e al Premio Termoli, per essere poi presente, nel 1962, al Premio indetto dal Ministero della Pubblica Istruzione presso la Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma. Il 1962 è anche l’anno dell’esordio ufficiale dell’artista, appena ventunenne, sulla scena nazionale, esordio sancito dall’allestimento di una personale tenutasi alla galleria del Fiorino di Firenze. Innumerevoli e diverse, da questo momento, sono le partecipazioni dell’artista a premi e mostre, collettive e personali, di respiro nazionale e internazionale. Il linguaggio pittorico di Bruno Donzelli è ironico e dissacrante, ricco di rimandi alla storia dell’arte del XX secolo. Utilizza i colori più brillanti e le forme più giocose per “leggere” gli ultimi cento anni del passato millennio. La sua struttura linguistica si è andata sviluppando nel tempo, con costanza e logica consequenziale, partendo da “Cobra” e “Pop”, passando attraverso un’ironica concettualità, guardando alle avanguardie storiche con le sue notissime “Orme mnemoniche”, ripristinando in chiave ipercromatica i motivi formali dei movimenti del Novecento. Si tratta dunque, di un iter pittorico che ha trovato negli ultimi decenni la sua maturità più completa e la sua affermazione in chiave internazionale. Per chi ami la quiescenza non è sempre agevole orientarsi nel magma vulcanico di Bruno Donzelli, dalle modulazioni segniche, spaziali, cromatiche, tanto verbali che iconiche; l'apologia dei rimandi compositivi rende lo spettatore attore e quindi partecipe in prima persona dell’ Esprit Nouveau, che fa del dinamismo, delle proiezioni prospettiche ardite, delle spinte anarchiche eppur profumate come i sogni catartici che possono annichilire il peso della quotidianità, la tesi assoluta ed irreversibile. La potenzialità della ricerca dell’artista campano risiede in questo coinvolgimento pieno del lettore, nella cui mente s’insinua, attraverso la prassi della decostruzione di tutti i capitoli della storia dell’arte del nostro secolo, la coscienza critica, sicché vengano finalmente indicati i ritmi chiaroscurali di avanguardie e neoavanguardie