Annigoni Pietro

A 15 anni è a Firenze, incoraggiato dal padre, che aveva intuito le sue precoci e grandi qualità disegnative e pittoriche si dedicherà interamente all'arte iscrivendosi nel '27 alla Scuola del Nudo presso il Circolo degli Artisti e all'Accademia dove frequenterà anche i corsi di pittura con Felice Carena, di scultura con Giuseppe Graziosi e di incisione con Celestino Celestini. Studia e disegna l'uomo e la natura e la pittura dei grandi: i primi incontri li ebbe con la pittura tedesca e fiamminga, Holbein, Memling, Rembrandt. E, insieme, con il 'vero'. Per lui studiare gli antichi voleva dire prima di tutto apprendere quella tecnica che era servita loro per essere fedeli al vero» in una specie di religiosità che lo porterà a firmare le sue opere con quello pseudonimo di 'Canonicus', cui in seguito aggiungerà tre piccole croci. Dal 1930 inizia a esporre i suoi disegni prima in una collettiva alla galleria «Cavalensi e Botti» poi, e ancora con successo, in una personale nel '32 alla galleria dei fratelli Bellini a Palazzo Ferroni (dove avevano già esposto Viani, De Chirico e Martini) che verrà visitata e apprezzata, tra gli altri, da Libero Andreotti e da De Chirico .La mostra alla Casa d'Artisti nel '36, a Milano, è per lui il primo vero grande successo. Instancabile sperimentatore delle più varie tecniche, realizza medaglie in bronzo, incide lastre, si cimenta con l'affresco, preparando quei cartoni per gli affreschi nel convento di San Marco a Firenze, che realizzerà dal '37 al '40. Pur continuando il tema del ritratto affronta anche il tema sacro che raggiunge anche nelle tele le grandi dimensioni sì che la rappresentazione assume il valore di grande spettacolo immerso nella natura, indagata con oggettiva e vibrante definizione appassionata, rivelando talvolta anche gli aspetti più sofferti e dolorosi dell'uomo. È l'Autoritratto del '46-'47 lo specchio fedele di lui pittore, di lui che crede all'onestà del suo lavoro, alla verità delle sue convinzioni, saldamente difese con il duro operare. Sono gli anni di grandi fermenti, di grandi e contrapposte ideologie 'sancite' nelle riviste e nelle esposizioni: ne verrà fuori il 'manifesto' dei 'Pittori moderni della realtà' insieme ai fratelli Bueno e Sciltian cui si aggiungeranno, nell'esposizione del novembre 1947, alla galleria «L'Illustrazione Italiana» a Milano, Acci, Serri e Guarienti con opere che dovevano testimoniare e riaffermare, di contro alla pittura contemporanea, quei valori spirituali e più precisamente morali della 'vera' ed eterna pittura. Ma già con il '48 il gruppo però si scioglierà e Annigoni si affermerà come grande ritrattista: riceverà l'importante commissione, nel '54, di eseguire ritratti alla famiglia reale e a molti personaggi illustri. Contemporaneamente proseguirà la sua produzione di grandi dipinti a soggetto sacro (la grande tela di quattro metri con il Sermone della montagna per il Collegio Ghislieri di Pavia nel 1953; l'Immacolata nella chiesa dei Padri Claretiani a Hayes in Inghilterra nel 1961; Vita nell'Accademia d'Arte Dino Scalabrino di Montecatini) e di affreschi: è del 1958 il Crocifisso nella chiesa di Castagno d'Andrea; nel santuario della Madonna del Buon Consiglio a Ponte Buggianese lo impegnarono dal '67 al '78; a Montecassino dal '78 all'80 e alla chiesa del Santo a Padova che lo impegneranno fino agli ultimi anni della sua vita.